Tre favole – di Natalina Micale

La Renna Gocciolina

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Sprofondata nel dondolo, nonna Nina si e’ appisolata davanti al camino, la legna arde, scoppietta e le fiamme volano in alto. Leonardo e Chiara piano piano danno un bacio sulle guance della nonna che apre gli occhi, sorride  ed in un abbraccio li stringe. Leonardo chiede alla nonna di raccontare una storia di Natale, Chiara battendo le mani  e saltellando tutt’intorno, dice sì dai nonna. S’accucciano sui cuscini, appoggiano la testa sulle ginocchia della nonna ed in silenzio ascoltano. “Miei cuccioli” dice nonna Nina, “dovete sapere che molto lontano da qui c’e’ la Lettonia, che è il paese dove vive Babbo Natale. Ha una grande casa, folletti che lavorano sempre per preparare i giocattoli che poi verranno consegnati a tutti i bimbi del mondo. In quel paese c’e’ sempre la neve, tanta, tantissima. Tutto e’ bianco e gli alberi hanno una luce abbagliante. Ci sono le renne che aiutano babbo natale a trainare la slitta. Una renna, che si chiama Gocciolina perche’ le scendeva sempre il mucciolo dal naso,  scalciava nel recinto. Il folletto Ugo la stava strigliando e dolcemente le sussurrava, stai buona, stai ferma che ti faccio bella, tra due giorni e’ natale e tu dovrai volare alta nel cielo tra stelle e luna per portare bellissimi regali ai bimbi di ogni citta’ e paesi. La renna Gocciolina  alza la testa, orgogliosa gonfia il petto e felice, tranquillamente si fa preparare. Un bel fiocco rosso il folletto Ugo le mette, un bacio gli schiocca sulla fronte e via se ne va a preparare altri doni. Bimbi miei”, dice nonna Nina, “questa e’ una storia di Natale, la vigilia e’ arrivata, su nel cielo sta volando Gocciolina con le sue compagne. Babbo natale le incita col suo vocione bonario.

Ad ogni comignolo si fermano, i doni giu’ mandano e qualche bimbo birichino, che a dormire non e’ andato, gridolini di gioia fanno alla vista di Gocciolina. Felici con la mano salutano e……ciao Babbo Natale, ciaooo e il saluto nel cielo si perde tra le stelle che curiose stanno a guardare. Corre con le sue compagne Gocciolina, la strada e’ lunga ed i bimbi da accontentare sono tanti. Sorride beato nella barba Babbo Natale, l’occhiolino fa a gocciolina che felice con un allegro sguardo sorride”. “Nipotini miei”, dice nonna Nina,” suvvia a nanna altrimenti Babbo Natale e Gocciolina non passeranno sopra il vostro comignolo”. Leonardo e Chiara sbuffano ma i loro occhi, che appesantiti dal sonno si stanno chiudendo, abbracciano la nonna e beati scivolano in un sogno che di magia e’ fatto.

La Stellina Cucciola

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Lassù nel cielo brillava una stellina che le altre stelle  chiamavano Cucciola perchè era la più piccola e la sua luce era splendente. L’adoravano ed a tutti i suoi capricci non ci facevano caso. La Luna la guardava, della sua luce si inondava. Cucciola amava l’avventura, stare sempre ferma lassù, l’annoiava. Con le altre stelle giocava, tutte insieme riunite la via lattea formavano. Il cielo risplendeva ed importante si sentiva. Una sera Cucciola andò dalla Luna e le chiese di lasciarla salire su un suo raggio e di portarla sulla terra. La Luna sbigottita la guardò e le chiese perchè volesse andare sulla terra, “il tuo posto è qui”. Cucciola rispose: “sai Luna sono annoiata, qui è sempre tutto uguale ed io ho voglia di cose nuove. Di avventure, di sogni riempirmi. Laggiù darei luce ai fiori, ai cespugli, sorvolerei sui prati facendoli brillare. Da una finestra potrei guardare e vedere quel bimbo che placido dorme, con le sue gote rosse e un dolce sorriso sulle sue labbra dischiuse”. La Luna si intenerì, tirò fuori il suo raggio più lungo e luminoso, la stellina fece salire e piano piano sulla terra la depositò. Cucciola si incantò ad ammirare il mare , ascoltò il suo rumore. Si volse e strade e cose vide, si avvicinò, da una finestra guardò.

Due bimbi vide che giocavano ed accanto al camino i nonni che si tenevano per mano e sorridevano beati. Cucciola rimase a guardare per un po’ e poi via a cercare nuove avventure. In un bosco vagò, tra le foglie a zig zag passò, sul prato si distese, i suoi profumi annusò e di essi si inebriò. Felice andava, tutto osservava, di tutto si riempiva, niente tralasciava. Il giorno arrivò, Cucciola perse la sua bellissima luce e lentamente sparì. Quando la notte ritornò la sua luce era ancor più brillante ed ovunque si posava tutto splendeva. Le stelle la chiamarono, “torna da noi”, l’imploravano. La Luna il suo bel raggio le mandò ma Cucciola su nel cielo più non tornò. Sulla terra rimase ed una lucciola diventò.

 

La Volpe Solitaria

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Solitaria nel bosco, la volpe Giacomina, tranquillamente andava. Intorno con curiosità guardava. Le fragoline e le bacche rosse assaggiava, i ciclamini ammirava e del profumo dei fiori si inebriava. Camminava, camminava e cantava. All’improvviso un tuono, un lampo accecante e giù la pioggia scrosciò. Corse velocemente Giacomina a cercare un riparo e dentro ad una grotta entrò. Era tutta bagnata e cominciò a tremare per il freddo. Trovò della paglia, dei rami secchi ed un bel fuoco accese. Si raggomitolò e lì vicino al fuoco si addormentò. Dormì beatamente e tanti sogni fece. Sognò spazi infiniti, di correre felice con le farfalle e con il vento che le orecchie gli alzava e dentro fischiava. Di trovare tanti amici e con loro giocare.

La pioggia cessò, Giacomina salutò il sole che tra gli alberi spuntava. Mangiò delle bacche e delle fragoline ed al torrente , che lì vicino scorreva, si dissetò. Si specchiò nelle sue acque limpide e si sorrise. Riprese il suo cammino ma si sentiva sola. Accarezzava i fiori, ascoltava estasiata il cinguettio degli uccelli, annusava i profumi che erano nell’aria e con il muso all’insù ammirava il cielo blu. In un piccolo stagno saltellava un ranocchio ed il suo cra cra rimbombava nel bosco. Giacomina lo salutò, lo guardò saltellare tra un sasso e l’altro e via nuovamente se ne andò. Il sole era alto, pavoneggiava lassù nel cielo, tutto il bosco illuminava. Dietro ad un cespuglio vide un bellissimo cerbiatto, si fermò ad ammirarlo. Giacomina pensò “finalmente ho trovato un compagno” e verso il cerbiatto si incamminò. Il cerbiatto tremava dalla paura e non riusciva a muoversi. La volpe Giacomina capì, perchè non era cattiva e si fermò. Gli parlò con gentilezza, gli disse di non avere paura, che era sola e desiderava solo un po’ di compagnia e che con lui voleva giocare. Il cerbiatto, di nome Bobo, si guardò intorno, l’aria fiutò e lentamente i primi passi verso Giacomina fece. Tra la paura e la voglia di compagnia si raggiunsero. Cominciarono a guardarsi furtivamente, piano piano si capirono e divennero amici. Allegramente per il bosco andavano, gli uccelli facevano volar via, ai coniglietti facevano bu bu e via li facevano scappare. Nel bosco si sparse la voce che una volpe ed un cerbiatto erano amici. Curiosi tutti gli animali che nel bosco vivevano, corsero per vederli. Capirono che non c’era nulla da temere ed a loro si unirono. Si rincorrevano tra i cespugli, tra gli alberi si nascondevano, Giacomina e Bobo più soli non erano. Il bosco si riempi di grida gioiose. Il vento cominciò a soffiare tra i rami e le foglie cantavano la loro canzone. Il torrente scorreva placido e col suo mormorio riempiva l’aria. Il bosco era felice perchè nuovamente pieno di vita.

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